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La pompa di calore funziona al meglio quando è abbinata a fotovoltaico e accumulo: per questo Heat Pump Technologies 2027 porta in fiera tutta la filiera dell’integrazione, non solo le macchine.
Il ragionamento in tre passaggi
Passaggio
La domanda da tenere aperta
1. Una fiera verticale sulle pompe di calore
Quali novità di prodotto mi servono per i progetti dei prossimi anni?
2. Il progettista al centro
Quali integrazioni di impianto devo saper progettare e coordinare?
3. Dalla macchina al sistema energetico
Come lavorano insieme pompa di calore, fotovoltaico, accumulo e gestione dell’energia?
2 schede per ritrovare il ragionamento
01 · La fiera
Heat Pump Technologies in breve
Che cosa è stata l’edizione 2025 e che cosa cambia nel 2027
Dato presentato
Formula
Exhibition & conference di due giorni, dedicata alle pompe di calore e alle tecnologie abilitanti
Edizione 2025
118 espositori, 6.075 visitatori
Edizione 2027
7-8 aprile 2027, Allianz MiCo, Milano
Nuove aree 2027
Sistemi fotovoltaici, soluzioni di accumulo, piattaforme di energy management
Gli stand hanno una dimensione uguale per tutti: la scelta, ha spiegato Pierini, punta sul prodotto più nuovo che le aziende hanno sul mercato.
Le due presentazioni annunciate per le mattine di fiera
7 aprile: report di mercato commissionato a Energy&Strategy del Politecnico di Milano, per una visione nazionale della filiera. Quest’anno guarda anche a sviluppi normativi, terziario, industria, rinnovabili e sistemi integrati.
8 aprile: lo scenario del mercato europeo con la European Heat Pump Association.
Prova a rispondere prima di aprire la risposta. Ogni risposta rimanda alla slide o al punto del video in cui se ne parla.
Perché l’edizione 2027 apre a fotovoltaico, accumulo ed energy management?
Perché la pompa di calore funziona al meglio quando è abbinata a questi impianti, per ottenere la migliore prestazione energetica e il massimo risparmio.
Il condominio è il punto in cui l’integrazione fra pompa di calore e fotovoltaico può fare la differenza, ma va spiegata a chi deve deciderla.
Il filo della mattinata
Passaggio
La domanda da tenere aperta
1. Il contesto: un patrimonio vecchio e ancora a gas
Quanti degli edifici che seguo sono anteriori alle norme energetiche?
2. Il quadro tecnico ed economico (RSE)
Quando conviene davvero la pompa di calore?
3. L’assemblea (l’amministratore)
Come porto i condomini a una decisione consapevole?
4. Due casi reali
Che cosa posso riprendere da MargheritaHome e da via Mazzucotelli?
1 schede per ritrovare il ragionamento
01 · Contesto
I numeri da cui si è partiti
Dalla slide «Perché parliamo di condomini»
Dato
Fonte citata
Oltre il 70% dei condomini costruito prima delle norme energetiche
Francesco Burrelli, ANACI (ottobre 2025)
Circa il 75% del parco immobiliare UE inefficiente sotto il profilo energetico
ENEA
Edifici: 40% del consumo finale di energia e 36% delle emissioni legate all’energia nell’UE
ENEA
Gas naturale prima fonte per il riscaldamento residenziale (39% nell’UE), poi gasolio (11%) e carbone (3%)
ENEA
Oltre 22 milioni di pompe di calore installate, solo il 10% circa per la climatizzazione invernale
Vittorio Chiesa, Energy&Strategy (aprile 2026)
Sul numero complessivo di condomini e di unità immobiliari Ballocchi ha invitato a prendere il dato «sul generico»: conta la quota di edifici costruiti prima delle norme energetiche.
Rispetto alla caldaia tradizionale l’immobilismo non conviene: la pompa di calore riduce l’energia primaria non rinnovabile e, con i prezzi attesi dell’energia, diventa sempre più conveniente, anche nel retrofit con i radiatori esistenti.
Il ragionamento in 5 passaggi
Passaggio
La domanda da tenere aperta
1. Il parco residenziale è vecchio e inefficiente e dipende soprattutto dal gas: gli obiettivi europei chiedono di ridurne i consumi.
Quanta parte del salto verso il 2030 può arrivare dalle pompe di calore?
2. Il mercato delle pompe di calore è già ampio, ma per oltre il 90% è fatto di split e multisplit.
Che ruolo possono avere gli split esistenti anche in inverno?
3. Con un sCOP stagionale di circa 2,5 la pompa di calore costa già meno della caldaia a condensazione per unità di calore.
Quale sCOP raggiunge davvero la macchina che sto valutando?
4. Lo studio RSE su 78 casi confronta otto soluzioni per costi, benefici ambientali e VAN a 15 anni.
In quale zona climatica e con quali terminali si trova l’edificio?
5. I radiatori esistenti sono spesso sovradimensionati: si può dimensionare la macchina in energia e non in potenza.
Serve davvero lavorare ad alta temperatura?
6 schede per ritrovare il ragionamento
01 · Contesto
Decarbonizzazione e parco edilizio
Perché il residenziale è al centro della transizione
Il pacchetto Fit for 55, approvato dalla Commissione europea il 14 luglio 2021, punta a ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto al 1990.
Il parco edilizio italiano, secondo l’elaborazione RSE su dati Cresme 2022:
oltre 13 milioni di edifici e circa 30 milioni di abitazioni, di cui oltre il 60% monofamiliari;
più della metà degli edifici ha oltre 50 anni ed è poco efficiente;
la grande maggioranza delle abitazioni è in classe F e G, solo il 2% in classe A;
i consumi delle abitazioni pesano per oltre un terzo sui consumi totali nazionali.
Più sistemi nella stessa casa
Il riscaldamento dipende soprattutto dal gas naturale. Secondo l’ISTAT 2024 il 43% delle famiglie dispone di più sistemi di riscaldamento: per D’Oria è il motivo per valutare davvero le tecnologie integrate.
Dove deve arrivare il residenziale e da dove parte
Direttiva EPBD
2030
2035
Riduzione del fabbisogno medio di energia primaria (rispetto al 2020)
16%
20-22%
Consumo medio per unità abitativa (oggi circa 107 kWh/mq)
90 kWh/mq
84 kWh/mq
Riduzione dei consumi di energia primaria
circa 4 Mtep
circa 5,3 Mtep
Il risparmio già conseguito è stimato in circa 2,3 Mtep, il 58% dell’obiettivo 2030 e il 43% del target 2035. Il PNIEC prevede oltre 5 milioni di pompe di calore in più nel residenziale dal 2020 al 2030: al 2030 circa il 63% delle abitazioni avrà una pompa di calore e circa il 13% l’avrà come unico sistema di climatizzazione.
In Italia si vendono circa 1,4-1,5 milioni di macchine l’anno, con un evidente incremento dal 2021.
Negli ultimi 15 anni sono state installate oltre 23,5 milioni di pompe di calore, per circa 140 GW termici; oltre 22 milioni hanno potenza inferiore a 10 kWt.
Il 93% del parco è fatto di split e multisplit, pari al 75% della potenza installata.
Quando la pompa di calore costa meno della caldaia
Il confronto sul costo del kWh termico
Il confronto è tra il costo dell’unità di calore prodotta da una caldaia a condensazione, che usa metano con il suo rendimento, e quello di una pompa di calore, che usa energia elettrica con il suo coefficiente di prestazione.
Ai prezzi attuali basta un COP medio stagionale di circa 2,5 per avere un risparmio sulla bolletta di un’abitazione: un valore molto inferiore a quello delle macchine in commercio, ottenibile dai semplici split e dalle moderne pompe di calore anche con terminali a media e alta temperatura.
Fabbisogni, costi di investimento e benefici ambientali
RSE ha modellato con il BIM 78 casi: casa monofamiliare e condominio, costruiti tra il 1960 e il 1980 oppure tra il 1990 e il 2000, in tre zone climatiche (C, D, E: Napoli, Roma, Milano). La situazione di partenza è una caldaia tradizionale con radiatori e cottura a gas. Le soluzioni confrontate sono caldaia a condensazione, pompa di calore ibrida e pompa di calore ad alta, media o bassa temperatura, queste ultime con cottura elettrica e con o senza fotovoltaico.
Tipologia e zona
Riscaldamento
Raffrescamento
Monofamiliare, zona C
6.500
1.450
Monofamiliare, zona E
15.000
1.200
Condominio, zona C
3.550
1.200
Condominio, zona E
8.200
1.050
Costi e ambiente
Le soluzioni elettriche costano sensibilmente di più della caldaia a condensazione, anche perché nella maggior parte dei casi prevedono di sostituire il sistema di diffusione del calore. Sul piano energetico e ambientale, invece, qualsiasi alternativa alla caldaia tradizionale è più favorevole: la condensazione risparmia solo una parte del gas, mentre la pompa di calore cambia vettore. Con il fotovoltaico il risparmio di energia primaria non rinnovabile supera il 70%.
Chi installa oggi una pompa di calore deve valutare il risparmio sull’intero ciclo di vita, posto nello studio a 15 anni. Secondo gli scenari RSE il prezzo dell’elettricità tenderà a scendere con la crescita delle rinnovabili, mentre dal 2027 l’ETS2 graverà sui costi del gas.
Senza detrazioni: convenienza nelle zone più fredde, da studiare nelle intermedie, spesso assente in zona C, dove i consumi sono bassi.
Nelle case monofamiliari le soluzioni «full electric» risultano convenienti nella metà dei casi anche senza detrazioni.
Con le detrazioni la convenienza è quasi sempre favorevole; con il fotovoltaico lo diventa sempre.
Le pompe di calore sono adatte anche al retrofit senza sostituire i radiatori? In molti casi sì. Esistono macchine con refrigerante naturale R290 (propano, GWP=3) che raggiungono 65-75 °C.
Ma lavorare ad alta temperatura penalizza le prestazioni, e quasi mai è necessario: i radiatori esistenti sono spesso sovradimensionati e la potenza erogabile a 70 °C è quasi sempre molto superiore a quella che serve. Inoltre i gradi giorno invernali sono destinati a ridursi.
La strategia
Dimensionare la macchina in energia e non in potenza, aumentando le ore di funzionamento giornaliere fino anche a 24: si mantiene il comfort, si riduce la taglia della pompa di calore e quindi l’investimento, e se ne migliorano le prestazioni.
Per edifici degli anni 1960-1980 in zona E, come Milano, lo studio stima circa 15.000 kWht di riscaldamento per una casa monofamiliare e circa 8.200 per un’abitazione in condominio. Il fabbisogno in condominio è più basso per il contributo dei piani confinanti e per il fattore di forma dell’edificio.
Caldaia sostituita con pompa di calore ad alta temperatura a Milano
Casa monofamiliare degli anni ’60-’80: a prezzi del 2025 tenuti costanti, l’investimento si ripaga nei 15 anni di vita della macchina e lascia un guadagno netto. Se i prezzi seguono l’evoluzione attesa dei mercati al 2040, il tempo di ritorno si accorcia e il valore aggiunto cresce.
Nel confronto dei VAN la caldaia a condensazione conviene nelle zone più fredde, ma non in zona C: i consumi sono così bassi che il costo della nuova caldaia non si ripaga nei 15 anni.
Su quali variabili sono stati costruiti i 78 casi dello studio RSE?
Tipologia (monofamiliare o condominio), epoca di costruzione (1960-1980 o 1990-2000), zona climatica (C, D, E) e otto soluzioni tecnologiche di efficientamento.
Qual è la strategia indicata per usare la pompa di calore con i radiatori esistenti?
Dimensionare la macchina in energia e non in potenza, allungando le ore di funzionamento fino anche a 24 al giorno: comfort garantito, taglia più piccola e prestazioni migliori.
Sintesi delle domande poste al termine dei lavori e delle risposte dei relatori. Per i dettagli fa fede la risposta nel video.
Nei piccoli condomini da 3 a 8 appartamenti, anche in classe energetica bassa, conviene una macchina centralizzata o più impianti autonomi?
D’Oria ha spiegato che conta il consumo reale più della classe energetica e che sul piano tecnico non ci sono indicazioni a favore dell’una o dell’altra soluzione. Il centralizzato ammortizza i costi fissi e negli edifici grandi è sicuramente conveniente; nei piccoli edifici si è sulla soglia e bisogna calcolare caso per caso. Ha richiamato anche il comfort del singolo utente e le difficoltà decisionali in assemblea, e ha ricordato che in condominio non si può passare all’autonomo senza un distacco autorizzato; per le monofamiliari si parla per definizione di impianto autonomo.
In condominio il progetto tecnico non basta: decide l’assemblea, e il tecnico deve esserci, prepararla con l’amministratore e soprattutto ascoltare.
Il ragionamento in 4 passaggi
Passaggio
La domanda da tenere aperta
1. Il condominio è un committente plurale: chi paga deve essere convinto, al contrario del cliente che entra in studio già deciso.
Chi deve votare il mio progetto e che cosa sa del tema?
2. In assemblea il voto dipende da meccanismi che un documento tecnico non controlla.
Quali figure troverò e come le gestirò?
3. Il lavoro si fa prima: incontri con amministratore, consiglieri e condòmini più influenti.
Quali criticità posso anticipare?
4. In assemblea e dopo si spiega in modo semplice, si risponde con precisione e si ascolta.
Il mio materiale è leggibile anche da chi non c’era?
6 schede per ritrovare il ragionamento
01 · Committente plurale
Perché il tecnico deve andare in assemblea
Il progetto migliore si gioca sul voto
Gli edifici multifamiliari hanno in gran parte molti anni, sono energivori e hanno bisogno di interventi. Ma hanno una caratteristica che nessun altro committente ha: la pluralità.
All’amministratore si chiedono competenze tecniche, legali e fiscali; secondo Triaca nella maggior parte dei casi ha quelle fiscali, meno spesso quelle legali e ancora meno quelle tecniche. Per questo gli edifici restano fermi: si imbiancano le scale, che vedono tutti, ma non si interviene su tetto e impianti.
Il primo consiglio
Andare in assemblea. Il supporto del tecnico all’amministratore è fondamentale: non si può lasciare il proprio progetto in mano a un professionista che fa altro. Chi vota è soggetto a meccanismi che un documento tecnico non controlla, ma che si possono indirizzare con la comunicazione e l’approccio.
Interviene su ogni punto all’ordine del giorno: «qui c’è qualcosa sotto»
Richiamarla con fermezza all’ordine del giorno, con l’aiuto del presidente di assemblea
Persona che si oppone
Votare contro o astenersi è una missione: «Io non sono d’accordo!»
Invitarla a proporre un’alternativa concreta e tecnicamente fattibile
Il re delle deleghe
Rappresenta vicini assenti, anziani, condòmini mai visti
Verificare sempre la regolarità delle deleghe
La persona assente
Non viene, non delega, poi si lamenta: «Tanto decidete sempre tutto voi»
Ricordare che le delibere approvate regolarmente sono vincolanti per tutti
«Mio cugino lo sa»
Il preventivo è un furto, il cugino lo farebbe a metà prezzo
Chiedere pareri e perizie a professionisti terzi, per spostare il dibattito su dati oggettivi
La persona che fa pace
Smorza i toni e cerca il compromesso
Prenderla come alleata per riportare la calma
Chi interviene di continuo mina la fiducia nel progetto: se a rispondere c’è un amministratore che non sa dare tutte le risposte, il progetto «da 100 parte già a 80». Bisogna seguire l’ordine del giorno, non divagare e rispondere con precisione, con un linguaggio non tecnico ma preciso.
Chi vota sempre contro pesa soprattutto quando trascina gli altri. Il «cugino» toglie credibilità perché, quando si deliberano molti soldi, le persone si aggrappano a qualunque possibilità di rimandare.
Chi conta in assemblea e perché in tanti non vengono
Se qualcuno ha chiesto il progetto, c’è chi lo ritiene utile: sono gli alleati. L’amministratore sa in partenza chi raccoglie le deleghe: con queste persone, con i consiglieri e con i condòmini che fanno da leader conviene un incontro preventivo, raccogliendo le loro domande e dando qualche giorno per riportarne altre.
Triaca ha ricordato che per la manutenzione straordinaria servono 500 millesimi e per le innovazioni di più, i due terzi.
Perché le assemblee grandi sono poco partecipate
Più il condominio è grande, meno pesa la quota del singolo, e meno questi si sente obbligato a partecipare. Ma senza i numeri la delibera non passa.
Presidente e segretario non vanno scelti a caso: sono ruoli da indirizzare. Un presidente favorevole alla proposta, capace di tenere le redini, di non divagare e di mantenere la calma può cambiare le sorti dell’assemblea.
Anche la disposizione conta: non tutti i posti sono uguali. Sono attività da preparare con l’amministratore prima dell’assemblea, se si vuole arrivare a realizzare il progetto.
Il privato che entra in studio per sostituire la caldaia arriva già convinto. In condominio succede il contrario: il tecnico prepara un progetto preliminare e lo porta in assemblea, perché senza i costi nessun condominio delibera. È come proporre a qualcuno per strada un progetto per casa sua da pagare.
Per questo serve un lavoro di spiegazione, quasi commerciale, a cui i tecnici sono poco abituati per formazione.
Prima dell’assemblea
Anticipare le criticità con incontri specifici con l’amministratore: sono quasi sempre di relazione, non tecniche.
Lasciare ai condòmini la libertà di esporre tutte le loro criticità, poi spiegare con calma perché l’intervento risponde all’esigenza da cui è nato l’incarico.
Se gli animi si scaldano, cambiare argomento per un momento, magari raccontando un’esperienza, e poi tornare sul tema.
Proporre una soluzione e chiedere ai più scettici di esporre i loro dubbi.
Dopo l’assemblea
Ottenuto il via libera, viene il cantiere, fase critica perché chi osserva si moltiplica. Raccogliere informazioni e domande e preparare un documento di facile consultazione da allegare al verbale, con elenchi puntati, parole in grassetto, schemi e confronti: serve soprattutto a chi non c’era. È tempo da mettere in conto già nel preventivo.
Un’unica regola: ascoltare
Il contratto lo firma l’amministratore, ma è un «ministro senza portafoglio»: esegue le volontà dell’assemblea.
Il proprietario di una villetta che chiede di sostituire la caldaia con pompa di calore e fotovoltaico arriva già convinto: al tecnico resta un progetto pertinente. Se invece a deliberare sono 50, 100, 150 persone, o anche solo sei, il lavoro va molto al di là dei calcoli.
Su lavori da 100.000 euro, in un condominio di cinque appartamenti uguali ciascuno paga 20.000 euro; in un condominio di cento, 1.000 euro. Per questo nei condomini grandi molti non partecipano, ma senza i numeri la delibera non passa.
Chi diffida obietta a tutto: la pompa di calore non basta col freddo, per il fotovoltaico prevede un’eclissi, il metano finirà. Se a rispondere c’è solo un amministratore che non sa dare tutte le risposte, il progetto «da 100 parte già a 80»: per questo il tecnico deve essere presente.
Sintesi delle domande poste al termine dei lavori e delle risposte dei relatori. Per i dettagli fa fede la risposta nel video.
Quali incentivi, detrazioni e strumenti di finanziamento possono rendere sostenibile l’intervento? Come valutare il Conto Termico 3.0 e ripartire l’investimento?
Triaca non ha ancora seguito interventi in condominio con il Conto Termico 3.0, ma lo ha studiato: per i condomini residenziali è interessante quando si deve sostituire la centrale termica. Non è una percentuale fissa e gli amministratori lo conoscono poco, quindi i tecnici devono prepararsi a domande precise. Il finanziamento condominiale con le banche, che alcuni amministratori temono, secondo lei risolve molto; aiuta anche arrivare con preventivi già dilazionati, anche su due o tre anni, e tenerne conto nel preventivo.
Qualità e basso costo possono stare insieme se si fa solo ciò che serve: togliere il superfluo, costruire a secco per strati sostituibili e concentrare le risorse su spazio, comfort e durata.
Il ragionamento in 5 passaggi
Passaggio
La domanda da tenere aperta
1. Il costo non è solo quello di costruzione: contano anche manutenzione, gestione e sostituzione dei componenti.
Nel mio progetto, quali costi futuri sto scaricando su chi userà l'edificio?
2. Cinque principi orientano le scelte: appropriatezza, leggerezza, semplicità, futuro, circolarità.
Che cosa posso togliere senza perdere qualità?
3. L'edificio si pensa per strati con durate diverse, assemblati a secco.
Potrò sostituire impianti e partizioni senza demolire?
4. Involucro a basso spessore, massa recuperata dove possibile, patio come regolatore climatico, pompa di calore con fotovoltaico.
Come si comporterà l'edificio d'estate, una volta così isolato?
5. I componenti recuperati e i nuovi materiali smontabili fanno dell'edificio una banca di materiali.
Che valore residuo avranno i materiali che sto mettendo in opera?
7 schede per ritrovare il ragionamento
01 · Obiettivo
Alta qualità, basso costo
Una sperimentazione nata dai costi troppo alti del costruire e del rigenerare
Il progetto è partito da tre domande: è possibile costruire ad alta qualità contenendo i costi? Esiste un metodo che si possa codificare e ripetere? Su quali punti bisogna lavorare?
L'obiettivo dichiarato in slide è rigenerare l'architettura come servizio adattabile e circolare. Rinaldi ha proposto di ribaltare l'idea di «bene immobile»: se la proprietà resta al costruttore e chi la usa acquista un servizio, il costruttore ha interesse a cercare il miglior rapporto tra qualità e prezzo, a contenere manutenzione e gestione e a lasciare un valore residuo nei materiali a fine vita.
Il costo nel ciclo di vita
Il costo di costruzione è la componente decisiva, ma non l'unica: ci sono i costi di manutenzione, di gestione e di sostituzione dei componenti.
L'edificio
Dato in slide
Tipo
Casa a schiera nel tessuto storico di Reggio Emilia
Migliorare la qualità dello spazio tenendo bassi i costi
Principio
Che cosa significa (dalle slide)
Come lo ha spiegato il relatore
1 Appropriatezza
Fare solo ciò che è giusto. Rimuovere e riusare il necessario.
Evitare edifici «obesi», pieni di materiali, strutture e impianti non tutti utili; capire che cosa dell'edificio esistente si può usare e togliere solo il necessario.
2 Leggerezza
Ridurre il peso fisico ed economico. Liberare e alleggerire lo spazio.
Sono state tenute solo le parti strutturali e tolte le partizioni aggiunte nel tempo: meno cose da mettere, più risorse sulla loro qualità.
3 Semplicità
Costruire meno e a secco. Ridurre errori, manutenzioni e dispersioni.
Un edificio semplice è più controllabile; i componenti si assemblano a secco, anche lavorati fuori dal cantiere.
4 Futuro
Efficienza ed efficacia procedono insieme. Il progetto deve poter durare e cambiare.
L'efficienza corregge ciò che non funzionava; l'efficacia dà nuovi modi di usare l'edificio, che deve poter cambiare al ritmo della società.
5 Circolarità
L'architettura come banca di materiali. Ogni componente appartiene a un ciclo di vita più ampio.
Usare materiali che si potranno riusare, non solo riciclare, rimettendoli sul mercato.
I principi confluiscono nel progetto per strati, un approccio che il relatore ha ricordato come teorizzato già alla fine degli anni Novanta e usato in Europa. L'edificio si immagina composto da strati distinti:
impianti sostituibili
struttura riconoscibile
involucro performante
partizioni sostituibili
arredi riutilizzabili
Gli strati hanno durate diverse: gli arredi sono i primi a cambiare, la struttura l'ultima a essere toccata. Se cambia la destinazione d'uso o il modo di vivere, le pareti sono tra le prime cose da modificare.
Perché a secco
L'importante è poter sostituire i componenti senza demolire l'edificio e senza interventi profondi. Secondo Rinaldi solo la costruzione a secco, per assemblaggio, garantisce poi il disassemblaggio.
Prima e dopo, quattro livelli, una struttura chiara
L'edificio era stato abitato fino a due anni prima, ma era fermo a quarant'anni fa: involucro disperdente e caldaie nemmeno a condensazione. L'unica opera strutturale importante è stata la sostituzione dei solai, insieme al tetto.
Bagni in vetro: gli ambienti non sono grandi; per allargarne la percezione tutte le nuove partizioni sono in vetro, con tende che garantiscono la privacy quando il bagno è in uso.
Vedute valorizzate verso la strada, il patio e il centro storico.
Piano terra: reception, corpo scala centrale mantenuto e rifinito in resina, sala colazioni con una grande vetrata sul patio.
Piani superiori: le camere, e all'ultimo piano un'unità abitativa su un solo livello.
Impianti senza forare le strutture
Gli impianti salgono da un cavedio nel corpo scala e da lì si diramano. È stato fatto uno studio attento per non toccare mai le strutture con il passaggio degli impianti.
Isolare senza alterare il centro storico, recuperare massa dove si può
La strategia energetica in slide procede in quattro passi: controllo dei fabbisogni, miglioramento dell'involucro, generazione efficiente, produzione rinnovabile.
Sul fronte strada, in centro storico, il cappotto esterno non era possibile: si è isolato dall'interno con un termoriflettente, usato anche in copertura. Sul lato del patio l'isolamento esterno era consentito. Gli spessori sono stati tenuti bassi per non alterare il rapporto volumetrico dell'edificio.
Elemento
Valore di progetto (slide)
Soluzione
Pareti
U 0,17–0,19 W/m²K
Strada: isolamento interno termoriflettente. Patio: isolamento esterno in resina fenolica
Serramenti
Uw 0,7–0,9 W/m²K
Tripli vetri
Copertura
U = 0,21 W/m²K
Termoriflettente
Solaio controterra
U = 0,32 W/m²K
Isolamento in XPS, pavimento in cemento
La questione della massa
Isolando dall'interno si toglie massa al muro esterno, e anche i solai a secco ne hanno poca. Per il comportamento estivo la massa è stata recuperata dove possibile: nelle spalle interne e nel solaio a terra con il pavimento in cemento.
Il solaio a secco
I nuovi solai sono in legno, a orditura semplice, interamente a secco, con più strati di isolamento acustico: contengono pesi e spessori e migliorano l'altezza degli ambienti. In slide: 15 m³ di abete non trattato nei nuovi sistemi, assemblaggio a secco e sostituzione selettiva.
Poca energia richiesta, prodotta in modo efficiente e in parte rinnovabile
D'estate le camere sono protette da tende solari e il patio, con vegetazione, alberi e rampicanti, funziona come pozzo fresco che aiuta a ventilare. Un involucro molto efficiente rischia infatti di trattenere il calore. Le acque meteoriche del patio vanno verso la parte permeabile del lotto.
D'inverno il cortile e la scala distribuiscono la luce, l'involucro contiene le dispersioni e il sole entra dalle vetrate.
Impianto
Dati in slide
Pompa di calore
25,2 kW di potenza, SCOP dichiarato 4,1
Camere
Impianto ad aria a bassa velocità con sistema VRF in controsoffitto, acqua sanitaria con pompa di calore, regolazione per ambiente
Alloggio
Impianto radiante a pavimento, acqua sanitaria con pompa di calore
Fotovoltaico
3,6 kWp sulla falda interna della copertura, produzione stimata 4.100 kWh/anno, 85% del fabbisogno elettrico convenzionale su base annua
Perché sulla falda interna
In centro storico i moduli non sono ammessi sui lati verso strada: la falda interna, verso il patio, era l'unico posto possibile. Il fotovoltaico integra l'energia per la pompa di calore del riscaldamento e per quelle dell'acqua calda sanitaria, importante in un hotel. In inverno la produzione minore è compensata dalla rete.
Prestazione energetica dichiarata
Prima
Dopo
Classe energetica
G
A4
EPgl,nren (kWh/m² anno)
580,07
15,54
Riduzione dell'indice di energia primaria non rinnovabile, in condizioni convenzionali
−97,3%
Il comfort
Controllo di temperatura e umidità ambiente per ambiente, aria a bassa velocità e silenzio, luce naturale, un'interfaccia semplice nelle stanze e il controllo da remoto delle temperature.
L'edificio come banca di materiali, e quanto è costato
Recuperare ciò che vale, spendere dove si migliora lo spazio
Recuperati e riusati / nuovi e recuperabili
Quantità in slide
Porte recuperate e rese scorrevoli
8
Oscuranti riverniciati
9
Travi in rovere trasformate in arredi
4,8 m³
IPE 140 riusate come architravi
4 (242 kg)
Strutture dei solai in legno
15 m³
Pareti di vetro
50 m²
Contropareti in fibrogesso
90 m²
Isolanti a secco
460 m²
Pannelli in legno recuperabili
450 m²
Le travi di rovere dei vecchi solai, ormai irrecuperabili come struttura, sono diventate comodini, armadi e mobili dei bagni. Gli oscuranti sul fronte strada sono stati smontati, trattati e riverniciati.
1.569 €/m², IVA esclusa
Costo di rigenerazione monitorato, inclusi arredi del bagno e illuminazione. Le leve indicate: conservare le parti ancora efficienti, ridurre lavorazioni e partizioni, concentrare le risorse su spazio, comfort e durata. Le pareti in vetro hanno un costo, ed è lì che si è scelto di spendere; impianti, regolazione e impianto elettrico sono stati tenuti semplici, con le prese dove servono e senza predisposizioni inutili.
In ambienti di dimensioni contenute tutte le nuove partizioni sono in vetro. Quando il bagno è in uso, le tende garantiscono la privacy; quando non lo è, torna a far parte dello spazio della camera, che appare più ampia.
Il patio retrostante, dipinto di bianco per riflettere la luce verso l'interno, porta luce nella sala colazioni e d'estate aiuta a ventilare e a raffrescare grazie alla vegetazione. Non ha scarichi: l'acqua piovana finisce nella parte piantumata in fondo al lotto.
I solai in rovere erano belli ma avvallati e non consentivano di alzare gli ambienti. Le travi, 4,8 m³, sono state tagliate e trattate per diventare comodini, armadi e mobili dei bagni; le vecchie porte originali sono state recuperate e rese scorrevoli.
La scelta di non mettere la ventilazione meccanica
Rispondendo a una domanda, Rinaldi ha spiegato che un impianto centralizzato avrebbe portato tubi ovunque e uno decentralizzato avrebbe richiesto griglie in facciata, non possibili in centro storico. L'umidità viene monitorata stanza per stanza: finora i materiali che la assorbono la mantengono in un intervallo abitabile.
Come è stato isolato il fronte su strada e perché?
Con isolamento interno termoriflettente, perché in centro storico il cappotto esterno sul fronte strada non era possibile; sul patio invece l'isolamento è esterno, in resina fenolica.
Perché il fotovoltaico è stato posato sulla falda interna?
Perché in centro storico non è concesso sui lati verso strada; la falda verso il patio era l'unico posto possibile. Sono 3,6 kWp, con una produzione stimata di 4.100 kWh/anno.
Sintesi delle domande poste al termine dei lavori e delle risposte dei relatori. Per i dettagli fa fede la risposta nel video.
Quale metodo preliminare può usare un progettista non specializzato per scegliere la soluzione più conveniente nel ciclo di vita, considerando clima, fabbisogno, temperatura di esercizio, emissioni e durata degli impianti?
Rinaldi ha indicato di partire dai materiali: preferibilmente locali, naturali e a secco, ma non in modo assoluto, perché per esempio contro terra e in ambienti umidi non reggono. Servono una conoscenza approfondita del comportamento dei materiali e un obiettivo chiaro, poi si sperimenta e si impara dagli errori: nel caso presentato il comportamento estivo si può ancora migliorare. Ha citato anche la scelta di non installare la ventilazione meccanica, monitorando l'umidità stanza per stanza per capire se la soluzione si può ripetere.
Quali opportunità offre l'integrazione tra fotovoltaico e pompa di calore e che cosa va considerato nel combinarli?
Per Rinaldi la pompa di calore è il futuro: le caldaie sarebbero costate meno, ma sono state scartate come scelta a basso costo e bassa qualità. La pompa di calore va motivata al cliente, che chiede in quanto tempo si recupera la spesa. L'abbinamento con il fotovoltaico è ciò che la fa funzionare; la pompa da sola la monterebbe solo in un edificio che consuma pochissimo. Con 3,6 kWp la batteria sarebbe stata quasi inutile, mentre in un'altra casa con molto fotovoltaico le batterie servono a coprire i vuoti di produzione.
In un grande condominio la riqualificazione funziona quando è integrata e condivisa: involucro, centrale termica, acqua calda centralizzata e fotovoltaico decisi insieme ai condòmini, ciascuno a sostegno degli altri.
Il ragionamento in 5 passaggi
Passaggio
La domanda da tenere aperta
1. Le scelte si costruiscono con i condòmini, mostrando tecnologie e campioni.
Quali richieste dei residenti devono entrare nel progetto fin dall'inizio?
2. Prima si chiude l'involucro su tutti i lati, serramenti compresi.
Quanto del fabbisogno si riduce già con l'involucro?
3. La generazione si ridimensiona: da 520 kW di caldaie a 248,8 kW di pompe di calore, includendo anche l'acqua calda.
Con radiatori ad alta temperatura, quale generatore è davvero praticabile?
4. L'acqua calda centralizzata risolve anche i problemi delle canne fumarie, che diventano cavedi per le nuove reti.
Quali spazi esistenti posso riusare per far passare gli impianti?
5. Fotovoltaico e accumulo coprono i nuovi consumi elettrici della centrale.
La produzione è dello stesso ordine del consumo che aggiungo?
7 schede per ritrovare il ragionamento
01 · Partecipazione
La co-progettazione CoREn
Tecnici e condòmini costruiscono insieme lo scenario di intervento
CoREn è il percorso di co-progettazione ideato da Teicos. Secondo la slide prevede il coinvolgimento attivo dei condòmini nella definizione dello scenario; a Mazzucotelli ha portato alla scelta unanime di una riqualificazione integrata e ambiziosa, con interventi combinati su involucro e impianti.
Coroneo ha descritto gli incontri come tavole rotonde, diverse dalle normali assemblee: si valutano insieme le tecnologie, per esempio il materiale del cappotto, mostrando campioni e l'effetto finale sull'edificio, e si raccolgono le richieste dei residenti. In altri interventi, ha ricordato, ne sono nati tetti verdi abbinati al fotovoltaico.
Le osservazioni dei condòmini diventano progetto
A Mazzucotelli il rumore delle pompe di calore e il desiderio di radiatori ben caldi, emersi negli incontri, hanno orientato scelte precise: le paratie fonoassorbenti e il tipo di pompa di calore.
Residenziale, 7 piani fuori terra, 5 scale, 76 appartamenti
Superficie utile riscaldata
6.043 m²
Volume lordo riscaldato
21.274,20 m³
Importo complessivo
€ 3.967.000
Gli interventi sull'involucro
Facciata ventilata sulla parete esposta a sud
Cappotto sulle restanti facciate
Coibentazione dei plafoni delle cantine, verso gli ambienti non riscaldati
Coibentazione della copertura, con guaina riflettente bianca
Sostituzione dei serramenti con altri a migliori prestazioni
Coroneo ha ricordato che sui serramenti è servito un lavoro per arrivare all'unanimità dei condòmini, e che l'intervento ha curato anche risvolti dei balconi e coibentazione delle tapparelle. L'intervento ha usufruito in parte del Superbonus 110%.
Caldaie centralizzate per il riscaldamento, acqua calda alloggio per alloggio
Servizio
Situazione prima dell'intervento (slide)
Riscaldamento
Centralizzato, 2 caldaie tradizionali a gas metano da 260 kW ciascuna
Distribuzione
A colonne montanti
Terminali
Radiatori in ghisa o alluminio ad alta temperatura
Regolazione e contabilizzazione
Valvole termostatiche e ripartitori
Acqua calda sanitaria
Autonoma per ogni appartamento, con scaldabagni a gas e boiler elettrici
Canne fumarie
Ramificate, non più funzionanti
La centralizzazione dell'acqua calda è nata da due esigenze: risparmio energetico e riduzione della CO₂ da una parte, e dall'altra la soluzione dei problemi delle canne fumarie che non tiravano. Sono stati fatti sopralluoghi e rilievi in tutti gli appartamenti; in alcuni c'erano due generatori, per esempio dopo la creazione di un secondo bagno.
Pompe di calore ad assorbimento a gas, potenza dimezzata
La centrale è stata spostata dall'interrato al tetto piano. La nuova generazione: 2 gruppi di 4 pompe di calore ad assorbimento a gas metano, in versione silenziata, da 124,4 kW per gruppo. Con 248,8 kW complessivi la potenza termica è dimezzata rispetto ai 520 kW delle vecchie caldaie, che servivano solo il riscaldamento, mentre ora si copre anche l'acqua calda sanitaria.
Perché non full electric
Nel 2020-2021, quando si è progettato, secondo Coroneo non c'era ancora una tecnologia affidabile per sostituire una caldaia su radiatori ad alta temperatura, e dagli incontri con i condòmini era emerso il desiderio di termosifoni ben caldi. Di qui la scelta delle pompe di calore ad assorbimento a gas: il gas resta, ma con metà della potenza.
Rumore, sottostazioni, percorsi
Installazione su una struttura di supporto dedicata, studiata insieme alla coibentazione della copertura e ai supporti del fotovoltaico.
Paratie fonoassorbenti, calcolate per non soffocare le macchine.
6 nuovi locali tecnici: uno per il riscaldamento, collegato alla rete esistente, e cinque sottostazioni per l'acqua sanitaria, una per vano scala.
Montanti ACS e ricircolo in multistrato isolato fatte passare nelle ex canne fumarie, per non portare tubazioni in facciata e non creare tagli o ponti termici.
Scambiatore a piastre inox AISI 316, portata massima 200 l/min
Puffer acqua tecnica (generazione e ACS)
Termoaccumulo da 750 litri, verticale, coibentato in poliuretano rigido
Puffer acqua tecnica (centrale e distribuzione)
Serbatoio coibentato da 500 litri in acciaio S235JR, isolante PU rigido
Circolatori ricircolo ACS
Potenza elettrica massima 135 W
Pompa circuito radiatori
Pompa doppia con inverter esistente, potenza elettrica massima 730 W
Defangatore
In acciaio con elemento interno inox, fino a 6 bar
Trattamento acqua
Addolcitore e dosaggio chimico per acqua tecnica e sanitaria
Contabilizzazione
Contatore volumetrico ACS con lettura a distanza
Perché la produzione istantanea
Coroneo ha indicato due motivi per evitare grandi accumuli di acqua calda sanitaria: spazi, ingombri e soprattutto pesi, trattandosi della copertura; e minori problemi di legionella, che prolifera nei serbatoi con acqua stagnante, senza ricorrere a trattamenti chimici antilegionella.
Con il nuovo servizio di acqua calda centralizzata servono i contatori: sono stati scelti contatori volumetrici con lettura via radio, come già avveniva per i ripartitori del riscaldamento.
Fotovoltaico e accumulo al servizio della centrale
Coprire i nuovi consumi elettrici introdotti dall'impianto
Impianto fotovoltaico
Dato in slide
Connessione
Grid-connected, in bassa tensione
Moduli
52 da 375 W, potenza installata 19,50 kWp
Inverter
Ibrido da 20 kW, 4 stringhe
Accumulo
4 batterie da 5,8 kWh, capacità nominale 23,2 kWh
Centralizzando l'acqua calda il condominio ha aggiunto carichi elettrici: circolatori, regolazione, ausiliari. La produzione solare li sostiene e favorisce l'autoconsumo. L'energia accumulata va prima all'impianto e al condominio, poi alla rete.
Il funzionamento indicato in slide: acqua calda 24 ore su 24, 7 giorni su 7; riscaldamento dal 15 ottobre al 15 aprile, 14 ore al giorno. Per questo il servizio continuo dell'acqua calda pesa nel bilancio elettrico.
Confronto energetico annuo (stima di progetto)
MWh/anno
Produzione FV stimata
21,5
Consumo elettrico della centrale termica
19,0
Margine indicativo
+2,5
Come leggere il grafico
Il fotovoltaico collegato alla rete condominiale può produrre in un anno un'energia dello stesso ordine di grandezza del fabbisogno elettrico della centrale termica. Secondo Coroneo il grosso dei consumi elettrici condominiali è proprio quello della centrale; illuminazione, citofoni e antenne pesano poco.
Coroneo ha ricordato che il Superbonus richiedeva un salto di almeno due classi: l'insieme di involucro, centrale, acqua calda centralizzata e fotovoltaico con accumulo ha più che raddoppiato quel requisito.
I punti chiave in slide
Partecipazione dei condòmini con CoREn.
Riqualificazione integrata di involucro e impianti, nuova centrale e acqua calda centralizzata.
248,8 kW termici con pompe di calore a gas, affiancate da 19,5 kWp di fotovoltaico e 23,2 kWh di accumulo per gli usi elettrici comuni.
Energia elettrica prodotta e totalmente autoconsumata.
Dopo la mappatura e le videoispezioni di tutte le canne fumarie, le nuove tubazioni dell'acqua calda sono state posate al loro interno, in un condotto già esistente. Negli alloggi il tubo è arrivato dove c'era lo scaldabagno, con contatore e valvola miscelatrice, ricollegandosi all'impianto esistente; spesso è stato nascosto nei mobili della cucina.
Il rumore delle pompe di calore era una delle osservazioni dei condòmini durante la co-progettazione. Le macchine sono state schermate con paratie fonoassorbenti, dimensionate con calcoli per non soffocarle.
Sulla carta la lunga copertura piana offriva molto spazio, ma in cantiere ombre, canne fumarie, parapetti e locali tecnici hanno ridotto le posizioni utili. Il progetto è stato affinato in fase esecutiva.
Rispondendo a una domanda, Coroneo ha spiegato che i condòmini non sentivano la necessità dell'accumulo: è stata una scelta dei progettisti, perché l'energia elettrica in più assorbita dai nuovi componenti fosse compensata da quella prodotta dall'impianto.
Prova a rispondere prima di aprire la risposta. Ogni risposta rimanda alla slide o al punto del video in cui se ne parla.
Che cos'è CoREn e che cosa ha deciso a Mazzucotelli?
Il percorso di co-progettazione ideato da Teicos che coinvolge i condòmini nella definizione dello scenario: qui ha portato alla scelta unanime di una riqualificazione integrata di involucro e impianti.
Prima 2 caldaie a gas da 260 kW ciascuna, solo per il riscaldamento; ora 2 gruppi da 4 pompe di calore ad assorbimento a gas, 124,4 kW per gruppo, per riscaldamento e acqua calda.
Perché non sono state scelte pompe di calore elettriche?
Nel 2020-2021 non c'era ancora, secondo il relatore, una tecnologia affidabile per alimentare radiatori ad alta temperatura in retrofit, e i condòmini volevano termosifoni ben caldi.
52 moduli da 375 W per 19,50 kWp, inverter ibrido da 20 kW con 4 stringhe, 4 batterie da 5,8 kWh per 23,2 kWh di accumulo, connessione in bassa tensione.
Sintesi delle domande poste al termine dei lavori e delle risposte dei relatori. Per i dettagli fa fede la risposta nel video.
Nel caso presentato, quanto del risparmio è attribuibile all'involucro, alla pompa di calore, alla regolazione e ai serramenti, e come si distinguono i contributi?
Nella fase CoREn sono stati simulati i singoli pacchetti, comprese le opzioni con caldaie, e poi l'insieme degli interventi scelti. Coroneo non aveva con sé i numeri dettagliati, ma ha indicato che la parte edilizia, cappotto e facciata ventilata, ha quasi dimezzato da sola il fabbisogno, con una ripartizione di circa 60 e 40 tra parte edilizia e impiantistica. Sul lato impianti hanno contato l'alta efficienza delle pompe di calore a gas e il fotovoltaico con batteria, voluta dai tecnici per compensare i nuovi consumi elettrici.
Come lavora una pompa di calore con radiatori tradizionali e alte temperature di mandata? Quando è praticabile l'elettrificazione completa e quando va valutato un sistema ibrido?
Oggi esistono pompe di calore che producono acqua ad alta temperatura, adatta ai radiatori in ghisa o alluminio, anche se con COP e SCOP non ancora altissimi; nel 2020 non erano ancora affidabili a livello commerciale. Con il clima della pianura padana le pompe elettriche di allora non garantivano la massima efficienza, perciò si sono scelte quelle a gas. Il sistema ibrido funziona, ma in un condominio così grande è difficile trovare l'equilibrio tra caldaia e pompa di calore, e c'è il rischio che in manutenzione si alzi la curva della caldaia escludendo la pompa: conta come viene usato.
Quanto può aiutare la digitalizzazione, nella progettazione e nella direzione lavori, un'integrazione efficace verso l'elettrificazione?
Molto: per i calcoli e le simulazioni delle fasi progettuali, ma soprattutto per la regolazione, il «cervello» che fa ragionare insieme i componenti. Un buon sistema di termoregolazione è fondamentale sia in un caso come Mazzucotelli sia in una singola villetta: per esempio accendere la pompa di calore e accumulare acqua calda quando il fotovoltaico produce, anche se in quel momento non serve.
Pensa a un condominio che stai seguendo o che seguirai. Queste domande sono una proposta del quaderno per applicare i temi della mattinata: non sostituiscono la progettazione, le diagnosi né le verifiche richieste dalle norme.
Gli appunti si salvano soltanto in questo browser, su questo dispositivo: non vengono inviati a nessuno. Per conservarli altrove esportali o stampali.
Il quaderno è elaborato dalle slide e dalle registrazioni del 22 ottobre 2026. Mappe, schede, domande di ripasso e scheda di lavoro sono proposte didattiche; per le spiegazioni fanno fede i relatori nel video e nelle slide.